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Ennio Morricone e l'alterità della musica


FRANCO DI GIORGI:
ENNIO MORRICONE E L'ALTERITÀ DELLA MUSICA

Compito della colonna sonora di un film, secondo Ennio Morricone, è di dar voce a ciò che nel film non c'è e non si vede.
Essa deve esprimere non il visibile ma l'invisibile, non il detto e il dicibile, ma il non detto e l'indicibile, non l'essere e nemmeno il non essere, ma l'altrimenti che essere, non la realtà e neppure il sogno, ma l'utopia, non il se stesso e tanto meno il si stesso, bensì l'altro, non la luce, non la penombra, ma l'ombra.
Solo incarnando un tale compito un prodotto della creatività umana diventa opera d'arte, opera cioè non dell'uomo, dell?artista, di colui che si trova ad essere artista, ma dell'arte stessa che è in lui.
Giacché è proprio in lui, con lui e in virtù del suo genio ereditato che ha inizio quel compito rivelatore di tutto ciò che, come altrimenti che essere, in quanto invisibile, indescrivibile, inesprimibile, irrappresentabile, permane e ha il suo regno nell'ombra.
Qualsiasi arte è vera quando si assume questo compito, il quale comporta sempre un lavoro straordinario, simile a quello in cui è impegnato nottetempo l'artigiano leopardiano del Sabato del villaggio, un'attività che si svolge nell'oscurità silente della coscienza, percorrendo sentieri ignoti alla ragione perché sfuggono alla sensibilità e restano inimmaginabili per la rappresentazione.
Cos'è d'altronde che rende speciale la fotografia, se non il fatto che come istantanea essa riesce a cogliere in un istante ciò che mai la realtà tangibile e visibile rivelerebbe ai nostri occhi?
Cos'è che rende così sorprendenti i romanzi di Flaubert se non quella misteriosa inclinazione a trascurare l'essere visibile e a costringere l'autore, divenuto un vero apologeta del non essere, a soffermarsi con le sue infinite iperdescrizioni proprio sull'impercettibile e sull'indicibile? E non era proprio a questa dedizione all'Auftrag, al difficile lavoro rivelativo, a questa tendenza a mantenersi nel difficile che Rilke esortava i giovani poeti?
Tutta quanta la Recherche proustiana non rappresenta proprio questo lungo e difficile travail, questo sforzo continuo teso a recuperare e a valorizzare i mille elementi di tenerezza che preesistevano già allo stato frammentario nell'anima dello scrittore e che la memoria volontaria ha eliminato dalla coscienza? E ancora lui, il poeta delle Elegie duinesi, non ha forse voluto fare del mondo interiore, del Weltinnerraum, il luogo utopico in cui conservare e salvare proprio l'essenza invisibile delle cose visibili?
A dare sostanza spirituale ai romanzi di Dostoevskij e di Tolstoj non sono forse proprio quei rari momenti di trascendenza che con la loro debole e subitanea luminosità riescono a gettare un po' di luce perfino nelle tenebre più fitte?
E cosa ci colpisce poi dell'Angelus di Millet, uno dei pochi pittori apprezzati dall'autore di Anna Karenina, se non quell'assenza celeste che aleggia sulla terra faticosamente coltivata e che assieme all'aria tiepida del meriggio estivo e all'immenso cielo sovrastante invita i due giovani contadini a sospendere il lavoro, a congiungere le mani e a piegare le loro fronti sudate, disponendoli così devotamente all?attesa, all'ascolto, all'accoglienza e soprattutto all'accettazione della loro appartenenza ad essa, cioè alla divina assenza?
Che cos'è poi di un'opera d'arte che strappa al nostro spirito il giudizio estetico del tutto spontaneo e disinteressato ? "Bello!" ? se non il fatto che essa riesce a cogliere e a rendere visibile quella bellezza aderente alla realtà che semplicemente sfugge alla sensazione? Oggi, che nemmeno l'occhio di un bambino è più capace di cogliere l'aspetto "altro" della realtà, solo l'arte, quella vera, quella che ha che fare con l'inappariscente, col non essere e con l'utopia, può svelarci la bellezza della realtà esteriore e interiore, offrendoci così la possibilità di valorizzare e insieme di salvare l'essere, tutto l'essere, e quindi anche se stessi.
Ciò che non è, dunque, i non essenti, i ta me onta, scriveva Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani, potranno allora ancora una volta salvare gli onta, ciò che è, gli essenti? Forse.
Ma ancora: che cosa se non la musica, con la sua essenziale inconsistenza e con la sorprendente e inquietante immaterialità, con la sua intima fuggevolezza, svelandoci la sua bellezza proprio quando ci svela, cosa, dunque, se non essa, questa sempre benedetta arte dei suoni, riesce a ricondurci in quelle utopiche alterità, in quella vita vera, nella nostra vita, che l'esistenza reale e unidimensionale nega?
Con Rilke si potrebbe dire che essa ci traspone dall'altra parte del mondo, in una dimensione altra e alternativa, consentendoci di compiere un'esperienza di pieno appagamento, pur non avendola tuttavia mai richiesta e ancor meno meritata.
Si provi ad esempio ad ascoltare la Terza sinfonia di Mahler lasciando fluttuare l'attenzione in particolare sull'ultimo movimento, il Langsam, Ruhevoll, Empfunden: ebbene esso ci rivelerà il luogo della vita, il luogo della nostra vita, ossia, appunto, l'altrimenti che essere, l'altro che si trova dall'altra parte del mondo, in quella dimensione utopica che ci apparirà assai debole e rilassata rispetto alla confusa e fragorosa, volgare e affannosa unidimensionalità delineata nel primo movimento, forte e deciso (Kräftig entschieden).
Pur senza averlo richiesto e meritato, per un puro gesto d'amore, questa musica ci seduce e ci conduce fuori dalla nervosa realtà della rappresentazione dominata dal tempo, dallo spazio e dalla causalità, e ci invita a vivere intimamente (Empfunden), cioè profondamente, una vita piena di quiete (Ruhevoll), in cui le distanze spaziali, aprendosi all'infinito, si fanno sterminate e la lentezza temporale sembra desiderosa d'eterno.
Dopo essersi slegate dal groviglio affannoso delle marcette iniziali, con l'incessante estensione dello spazio e del tempo anche le note si allungano, si legano e si appoggiano l'una all'altra liberamente, in un legato unico, quasi in un'unica appoggiatura; ora esse generano nell'anima una lentezza e una larghezza inaudite che le consentono di distendersi a piacere, di rilassarsi e di avvertire un piacere mai provato prima. In questa imprevedibile distensione essa prende coscienza della differenza tra temporalità ed eternità, tra il qui e l'altrove, tra il finito e l'infinito, tra la realtà e l'utopia, insomma, per dirla con le parole del maestro Morricone, tra ciò che in un film si vede e appare, tra ciò che in esso viene raccontato, e ciò che in esso invece non si vede e non può apparire.
Questa estesa lunghezza di note legate in un tempo disteso e rilassato è tipica delle sue colonne sonore, delle sue composizioni: pensiamo, solo per fare qualche esempio, a opere cinematografiche come Mission (1986), La leggenda del pianista nell'oceano (1988), Nuovo cinema paradiso (1989), Baarìa (2009), La migliore offerta (2013), il primo del regista anglo-francese Roland Joffé, gli altri quattro sono di Giuseppe Tornatore; essa è la cifra che connota il suo stile musicale, una cifra che, oltre che nei Langsam mahleriani, si può cogliere altrettanto marcatamente anche negli Adagi di Rachmaninov, nei Preludi wagneriani, negli stessi Corali bachiani e persino nei canti gregoriani.
Come questi musicisti appena citati, infine, a cui certo non si può non aggiungere anche il suo preferito Mozart e Beethoven, le cui arie emergono dalle profondità dell'anima come perle preziose e perfette, anche Morricone, in virtù di una misteriosa alchimia, ignota persino a lui medesimo, sapeva donare alla lunga e quieta lentezza delle sue note anche la dolcezza del canto, ossia quella bellezza spirituale che, insieme alla Ruhe, alla quiete, commuove alla bontà e alla pace.
Questo saper donare è proprio del genio dell?arte, la quale si serve di alcuni uomini, di suoi spiriti eletti, spesso di quelli più problematici e fragili, per annunciare all'umanità l'utopia, una terra promessa.


Fonte: Franco Di Giorgi, Ennio Morricone e l'alterità della musica

Le novelle, racconti di Danilo Zannoni
Sono disponibili gratis le novelle e i racconti di Danilo Zannoni nel quaderno CIPEC Numero 65 intitolato: Scrivere è come vivere, solo che è più semplice.
Tante mi son piaciute e ne consiglio la lettura.
Propongo tra queste che ho gradito Julia e il Caimano. La farfalla Julia e il vecchio caimano Caio.

Scarica allegato:
202052202741_Julia-e-il-Caimano-di-Danilo-Zannoni.pdf


Download dei racconti


Copertina del quaderno 65






Romanzo di Flavia Idà: L'ultimo granello del mondo
Ci sono 1 risposta/e, l'ultimo messaggio è stato inserito il 10 giugno 2019 alle ore 13:02:18 da Admin
Risposta:
La versione cartacea del libro "L'ultimo granello del mondo" in lingua italiana è disponibile in alcune librerie USA e su Amazon.

Di seguito la prima e la quarta di copertina; in quest'ultima sono state inserite le micro recensioni di alcuni lettori:





P.S.
Prossimamente sarà pubblicata la versione italiana del libro della Idà "Children of the wrong time" il cui titolo in italiano è: "Figli del tempo sbagliato".



Se si dovesse e potesse riassumere il tema in una sola frase diremmo: È possibile evitare che gli sbagli dei genitori si ripercuotano sui figli? Lasciato al lettore la risposta all'interrogativo.


Novella di M. Natale: Miracolo alla limpidese
Michelangelo Natale

Miracolo alla limpidese


...

Era la seconda domenica di luglio e ricorreva a Limpidi la festa della Madonna del Carmine. Ancora prima che le campane suonassero la Messa, lui si aggirava nelle adiacenze della chiesa con fare austero e militaresco. Quando iniziò la celebrazione religiosa, si andò a piazzare nelle adiacenze dell'altare come era solito fare qualche autorità locale: Sindaco, Assessore e spesso anche la Guardia Municipale unica figura istituzionale esistente nella minuscola frazione. Quel giorno per sua fortuna erano tutti assenti. Quindi toccava ad egli colmare il vuoto delle autorità (eh... aveva la divisa). Durante la processione si pose a fianco del parroco e muovendo un passo maestoso e lento, incurante del sudore che gli colava a rigagnoli dalla fronte si fece tutto il percorso del paese abbottonato nella sua bella giacca grigio-verde ...

...

Continua


Miracolo alla limpidese download

Annibale nel Bruzio di Francesco Romanò
Annibale nel Bruzio di Francesco Romanò 44 p., gennaio 2016.
Saggio stampato a cura dell'autore presso la Print Service Group Vibo Valentia.
Nella foto busto di Annibale conservato presso il Museo archeologico nazionale di Napoli.





Quattro pagine del saggio Annibale nel Bruzio

Il Ferro e Il Telaio di Flavia Idà
Ci sono 24 risposta/e, l'ultimo messaggio è stato inserito il 30 agosto 2017 alle ore 20:22:25 da Admin
Risposta:


Mercy
by Flavia Idà

How far would you go to heal someone's pain?

After years of watching innocent people suffer, a psychiatric nurse makes it her mission to help the most hopeless of her patients - in a way no one will ever suspect.


Download a free copy today!

Quaderno CIPEC numero 58 Che Guevara
Ci sono 1 risposta/e, l'ultimo messaggio è stato inserito il 30 agosto 2017 alle ore 20:00:24 da Admin
Risposta:
Francesco Guccini in Canzone per il Che:



Introduzione al quaderno 58

di Sergio Dalmasso



Sono passati cinquant'anni dalla morte del Che.

Chi ha la mia età, o più (o poco di meno) ricorda lo sgomento, l'angoscia, il dolore, con cui apprendemmo la notizia, la pietà e la rabbia con cui guardammo l'immagine del suo corpo, mostrato come una preda da coloro che lo avevano ucciso.

Del Che conoscevamo poco. Qualcuno di noi lo avrebbe conosciuto e studiato nel periodo successivo. Colpivano però il sacrificio, il coraggio, l'eroismo condotto sino all'estremo, la coerenza totale.

A partire dal ventesimo anniversario della morte (come per Gramsci e per Rosa Luxemburg si ricordano sempre i decennali della scomparsa) ho svolto decine di incontri pubblici per ricordare, illustrare, spiegare far conoscere la figura del rivoluzionario latinoamericano.

Per una fase, pur in una lettura non apologetica, ma anche critica della realtà cubana, questi si sono intrecciati con assemblee in cui relazionavo sulla storia dell'isola, chiedendo, al di là di qualunque giudizio sui decenni di castrismo, la fine dell'ignobile blocco economico che dal 1961 viene praticato contro questo piccolo stato.

Ne ricordo in particolare una, affollatissima, in cui suonava il gruppo dell'amico cantautore Gianmaria (per me Gian) Testa, da poco prematuramente scomparso, per contribuire alla campagna Un barile di petrolio per Cuba, contro lo strangolamento economico-politico- culturale dell'Isla grande.

Con sorpresa iniziale e con conferme successive, tutti gli incontri sul Che non si svolgevano solamente come appuntamento di nostalgici che ricordavano un fatto avvenuto nel corso della loro giovinezza, ma come assemblee partecipate da un pubblico vario per età, partecipe, interessato ad andare oltre il mito e i suoi aspetti esteriori (spille, magliette, gadget vari...). Ricordo sempre con gioia il bellissimo dibattito a Schio (Vicenza), nel 2007, cui ero stato chiamato, all'ultimo istante, per sostituire il grande Gino Donè, unico italiano nella spedizione del Granma, allora anziano e malato.

Questa partecipazione è continuata nel lungo periodo successivo, pur nello sfarinamento, non solamente organizzativo ed elettorale, delle formazioni di sinistra. Anzi, la crisi della politica, l'assenza di riferimenti e punti fermi ha visto rivalutare sempre maggiormente una figura che appare pura, limpida, senza macchia, segnata da onestà e coerenza totali.

Questo quaderno n. 58 (il primo è del 1995), sesto della nuova seria, iniziata dopo una breve interruzione, esce in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della morte.

Stanno uscendo moltissimi materiali di valore diverso, da testi di grande approfondimento storico ad altri che cercano di sfruttare l'occasione per ritagliarsi una fetta nelle vendite e non aiutano certo nel difficile compito di contestualizzare una grande figura, di compiere un bilancio, di cogliere elementi di attualità, utili oggi, al di là di qualunque mitologia, ma soprattutto di qualunque condanna aprioristica tanto comune in analisi pseudo storiografiche che ripetono falsità e luoghi comuni.

Queste pagine non possono certamente competere con testi più documentati e "paludati". Ho semplicemente raccolto scritti comparsi negli anni.

- Il primo è una rassegna scritta in occasione del venticinquesimo dalla morte e comparsa sulla rivista dell'Istituto storico della Resistenza di Cuneo.

- Segue uno scritto più breve uscito sul primo numero (autunno 1997) di "Alternative Europa", bella rivista cui ho collaborato, per la parte storica, con altri storici dilettanti (usavamo ironicamente l'espressione storici dai piedi scalzi, coniata da una similare, usata nella rivoluzione culturale cinese). Ricordo ancora con orrore le levatacce per partecipare ai due incontri mensili (uno a Bologna, uno a Firenze), ma con piacere la collaborazione con amici ed amiche, nella convinzione dell'utilità di una piccola militanza culturale. È un peccato che il genocidio culturale degli ultimi anni abbia visto scomparire tutte le riviste che hanno modestamente tentato un lavoro di riflessione politico-culturale fuori dal coro.

- Il terzo brano è lo schema della relazione svolta in alcune assemblee pubbliche. È ovviamente di parte e svolge una tesi: il Che è un marxista critico la cui figura non si può ridurre alle celebrazioni, che non può essere imbalsamata, ma la cui attualità riposa sull'internazionalismo e sul tentativo di uscire dai limiti dei modelli di costruzione del socialismo praticati in URSS ed anche in Cina. È comparso in un precedente numero di questi quaderni, ma, per il cinquantenario, repetita iuvant.

Con piacere ripubblichiamo una relazione di Gianni Alasia, che ricordiamo sempre con grande affetto, su Guevara. Alasia ha avuto l?occasione di incontrare il Che a Cuba in occasione di un viaggio di solidarietà e studio.

- Ancora, pubblico la trascrizione di una mia relazione svolta ad un seminario a Bellaria (settembre 1997) su come il '68 italiano (riviste, giornali, formazioni politiche...) abbia compreso, recepito, interpretato il Che, prima e dopo la sua morte. Il testo è comparso sul n. 158 del Notiziario del Centro di documentazione di Pistoia, quello, forse, che con maggiore continuità e puntualità, prosegue il necessario lavoro, di raccolta, catalogazione, interpretazione del materiale e di una stagione.

- Per ultimo, un saggio sull'immagine del Che e sulle tante interpretazioni sviluppatesi nel tempo. È comparso nel bel libro La paura e l'utopia. Saggi sulla comunicazione politica contemporanea, a cura di Fabrizio Billi, Milano, Punto rosso, 2001, frutto del lavoro del nostro collettivo di "storici". Il saggio intreccia le interpretazioni storiografiche con cinema, canzoni... elementi che hanno contribuito a costruire, nei decenni, l'immagine del Che.

Infine alcune delle commoventi lettere scritte dal Che prima di lasciare Cuba per tentare di aprire in altri luoghi del mondo nuovi fronti rivoluzionari.

I testi sono riprodotti "filologicamente", così come sono usciti in anni ormai lontani. Sono quindi datati e presentano, come noterà chi abbia voglia di leggerli, ripetizioni. Sono inoltre poco aggiornati al dibattito e ai contributi comparsi negli ultimi anni.

Costituiscono, comunque, uno strumento non apologetico, ma critico e documentato, per chiunque intenda avvicinarsi alla vita, al pensiero e all'opera di questa grande figura.

Come cantò Carlos Puebla: Hasta siempre, comandante.

Nel prossimo quaderno 59 proporremo un magnifico scritto su Guevara di Frei Betto.








Ferruccio Maruffi ex deportato a Mauthausen
ALCUNI STUDENTI DEL'IPSIA "BIRAGO" DI TORINO
INCONTRANO FERRUCCIO MARUFFI, EX DEPORTATO NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO NAZISTA DI MAUTHAUSEN


Torino, 28 aprile 1990

Relazione a cura di Franco Di Giorgi




Per la storia del mondo il 1989 è stato certamente un anno importante, se non altro per via del crollo del muro di Berlino, avvenuto dopo 28 anni dalla sua costruzione. Anche per me lo è stato, perché seppure in tarda età - a 35 anni, ma meglio tardi che mai - ho letto Se questo è un uomo di Primo Levi. Ricordo che all'epoca, negli anni di precariato, insegnavo filosofia e storia al liceo classico "Alfieri" di Torino. Lessi quel testo in concomitanza con una lezione su Schelling e fu determinante scoprire che sia il filosofo sia l'ex deportato citavano il celebre verso del Terzo Canto dell'Inferno di Dante, Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate. Ebbene, questa lettura ha cambiato radicalmente la mia vita: non solo il mio modo di percepire il mondo, ma anche e soprattutto il mio modo di essere, di stare al mondo e di relazionarmi con gli altri. Ha cambiato in particolare il mio modo di insegnare. ...

CONTINUA

Relazione a cura di Franco Di Giorgi

Davide Bombino. Riflessioni sul mondo liquido
Ci sono 1 risposta/e, l'ultimo messaggio è stato inserito il 28 maggio 2017 alle ore 15:09:16 da Admin
Risposta:
Franco Di Giorgi


Su Bauman e dintorni




cuntarejia
Ci sono 12 risposta/e, l'ultimo messaggio è stato inserito il 12 maggio 2017 alle ore 14:58:09 da goricapano
Risposta:
Avviso x i naviganti

Ho cambiato casa, mi sono trasferito, saluto e ringrazio tutti.


https://goricapano.blogspot.it