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Preparativi di fuga
Preparativi di fuga
23 agosto 2008 di Alessandro Izzi
(Preparativi di fuga) ; Regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio e produzione : Tommaso Cotronei ; musica : Rino Gaetano, Arvo Part, Balenescu Quartet ; interpreti : Antonio Aloi, Domenico Calogero, Montagna Carnovale, Nadia Cavallaro, Francesco Cavallaro; origine: Italia, 2008; prima proiezione: Festival di Locarno, 2008; durata : 39’
Ogni fuga presuppone una prigione dalla quale evadere. Non tutte le prigioni, però, hanno le sbarre con i secondini che passeggiano tra i corridoi ad orari stabiliti e le luci che non si spengono mai, neanche di notte. Non tutte le prigioni sono fatte di ferro e cemento, col cielo chiuso da un soffitto che manda giù polvere e calcinacci al solo guardarlo. Ci sono anche le prigioni che te le perdi nel giro dell’orizzonte. Prigioni vaste come la terra che abbracci con gli occhi. Con alberi al posto delle sbarre e casupole al posto delle stanze. I secondini sono quelle madri che ti hanno dato i natali e quei padri che ti hanno sfamato con quel tozzo di pane che potevano permettersi con il loro poco lavoro. Fieri ed aspri come un inverno tra i monti del sud Italia. Questa prigione ci racconta Cotronei nel suo ultimo intenso film/documento. E nel momento in cui cerchiamo di descriverlo a parole ci rendiamo conto che un po’ gli stiamo facendo violenza. Perchè le frasi che normalmente ci vengono alle dita, che si formano sulla tastiera del PC sul quale stiamo lavorando sono troppo imbevute di letteratura per non dare alle immagini che abbiamo appena visto quel di più di sentimento che è estraneo allo sguardo asciutto di Cotronei che le cose le guarda, un po’ le giudica anche, ma che lo fa dall’alto di un rigore che non ammette pietismi, nè facile condiscendenza. Così quelle case di Vibo Valentia (uno dei posti più terribilmente arretrati della Calabria, sicuramente quello più lontano dall’Italietta opulenta della nuova borghesia arricchita che tanto piace a Berlusconi) ti diventano sotto gli occhi il segno tangibile di una prigione arcaica che ti preclude ogni via di fuga. Sono il luogo delle lente processioni religiose che si ripetono a cadenza annuale sempre uguali a se stesse. Sono lo spazio entro cui si consuma il teatro mesto di una cronaca familiare che sembra scritta da millenni sul marmo dei silenzi che sono l’unico dialogo possibile tra i padri e i figli che la abitano. La realtà è di una semplicità sconcertante : se hai la sventura di nascere tra quelle quattro mura, la tua vita è segnata. Passerai, bambino, un’infanzia a giocare sotto le gambe dei tavoli delle cucine coi gatti unici padroni dello spazio e a loro modo liberi. Sognerai, adolescente, un altrove come quello che si vede negli apparecchi televisivi o che si sente nelle trasmissioni radiofoniche. Ti rassegnerai, adulto, a metter su famiglia in quella casa che hai odiato e dove darai alla luce figli che ripeteranno la tua storia ancora e ancora. Poi, vecchio, ti accoderai alle processioni votive, cantando con voce inferma in attesa di quella morte che ponga fine alla commedia con una chiusura di sipario. La storia è sempre quella. I volti possono essere diversi e con essi qualche dettaglio, ma il resto è già detto. E non ammette deroghe. Al punto che a raccontarlo non sai più se stai narrando la storia di un singolo o la cronaca di una collettività. I confini tra pubblico e privato si stemperano (è questa l’impressione che ricaviamo dalla visione del film), si fanno indefinibili. E la storia di quel giovane che vedi correre sulla sua macchina mimando le corse dei gran premi e sognando un altrove che non riesce ad andare più in là dell’uscita dell’autostrada nella quale è impossibile avventurarsi, ti diventa la storia di tutti i ragazzi di Vibo Valentia. Ragazzi che si preparano ad una fuga impossibile, che fanno le valigie e comprano i biglietti dei treni, ma poi restano a casa, tra i gatti e le nonne coi volti segnati dalle rughe. Laddove scompare il confine tra individuo e mondo, quando non c’è differenza tra presente e passato (e, quindi, dove scompare ogni possibilità di futuro) perde senso anche la distanza che separa il colore dal bianco e nero. Nel film il passaggio dall’uno all’altro è un capriccio che, invece di segnare una differenza, certifica un’identità. Ti dice che tutto è stato come è e come sarà. E che ad avventurarsi fuori del nido si finisce come quell’uccellino che il ragazzo trova stecchito vicino alla macchina sulla quale ha appena compiuto una folle corsa (una scena necessaria, ma che forse dice troppo instilla un simbolismo che, al fondo, sentiamo come poco necessario). Fin qui le tracce di un film che può apparire manicheo e sin troppo pretestuosamente fatalista : un Verga minore prestato al cinema, o meglio al digitale. Epperò lo sguardo di Cotronei non si ferma a questa superficie, non si accontenta di questi contenuti. Va oltre : cerca una bellezza nell’orrore. Così i paesaggi di questa terra aspra e a suo modo ancora selvaggia sono colti con lo sguardo dell’esteta. I rami che si affacciano nella neve, le acque che scorrono tra gli alberi dei boschi sono troppo intensamente belli per apparirci solo quella terribile prigione che in fondo sono. La videocamera fa loro dono di una bellezza spoglia cui il regista non ha potuto nè voluto aggiungere nulla. E così quei volti che ci raccontano la loro storia senza bisogno di intermediari. Sarà per la musica di Arvo Part, che aggiunge all’immagine un senso di preghiera e di dolore, ma quei paesaggi finiscono per farsi incredibilmente russi. Li cercheresti quasi in un film di Tarkovski. E a proposito di musica : nel film essa si fa strada in maniera inaspettata, ma mai incongrua. Sottolinea il senso dell’immagine creando un ponte ideale tra la sua concezione minimale e la visione non meno minimale dello sguardo del regista. Una musica chiusa in un cerchio di suoni, senza sbocchi. Lenta nenia che non si sviluppa mai se non nella sua stessa ripetizione estenuata. Correlativo sonoro ideale per questo film come sempre (per chi conosce Cotronei) indefinibile.
Articolo inserito il: 26 agosto 2008 - At: 18:16:48
Ortofrutta, rincari fino al 200% ..
ECONOMIA Studio della Banca d'Italia sulla filiera di questo tipo di prodotti Tra i motivi di un incremento così vertiginoso, la struttura dei mercati all'ingrosso Ortofrutta, rincari fino al 200% nel percorso dal campo alla tavola
Aumenti molto superiori rispetto a quelli di paesi come Francia e Spagna
ROMA - Il prezzo dei prodotti ortofrutticoli compie un balzo medio del 200%, nel percorso che va dal campo di raccolta alla tavola del consumatore finale. Il dato emerge da uno studio della Banca d'Italia che punta il dito contro la struttura dei mercati all'ingrosso italiani: vecchi, frammentati, scarsamente informatizzati e con orari di apertura poco flessibili che ostacolano lo sviluppo della concorrenza.
E' dunque la struttura della filiera a determinare il prezzo ultimo dei prodotti: più è lunga, più caro sarà il bene acquistato dal consumatore finale. E infatti l'indagine, che si avvale anche dei risultati di uno studio dell'Antitrust, sottolinea come il ricarico risulti inferiore all'80% "nel caso di filiere cortissime (passaggio diretto dal produttore al venditore)" ma "prossimo al 300% nei casi in cui siano presenti 3 o 4 intermediari oltre al produttore e al distributore finale". Un rincaro molto maggiore rispetto a quello di paesi europei come Francia e Spagna, dove si attesta intorno al 60%.
La grande distribuzione italiana acquista direttamente dal produttore in meno di un quarto dei casi, ricorrendo invece a più di un intermediario per quasi il 40% degli acquisti, "a causa dell'elevata stagionalità e deperibilità dei prodotti o a fronte di una scarsa organizzazione della produzione agricola". I venditori ambulanti risultano invece la tipologia distributiva con la filiera di approvvigionamento più corta, "rappresentata in circa il 60% dei casi da un solo intermediario, coincidente di norma con il mercato all'ingrosso".
Ma sotto accusa finisce anche la struttura dei mercato all'ingrosso italiano, che "si caratterizza ancora per la presenza di una moltitudine di strutture di piccola dimensione. A fronte dei 19 mercati all'ingrosso esistenti in Francia e dei 23 in Spagna, in Italia sono presenti quasi 150 strutture", il 90% delle quali ha "una dimensione pari a meno di un quinto di quella delle realtà minori in Francia e Spagna". A questo va aggiunto che "poco meno della metà delle strutture italiane risale agli anni Sessanta e Settanta, e quasi un terzo è antecedente alla Seconda guerra mondiale".
Risultato: soprattutto al Sud, "il complesso dei mercati all'ingrosso si presenta insufficiente a trattare un'offerta agricola rilevante, ridistribuendola verso altri mercati di sbocco".
Quasi sempre, poi, "manca un sistema informatico adeguato sia per la rilevazione dei prezzi sia per garantire la tracciabilità dei prodotti", mentre l'ampliamento degli orari di apertura "che consente di accrescere il grado di concorrenza tra gli operatori, oltre a offrire un maggior servizio all'utenza", ha trovato sinora "scarsa applicazione" soprattutto al Nord, dove i mercati sono aperti spesso solo la mattina. Fanno eccezione i mercati di Fondi e di Roma, aperti nell'arco di tutta la giornata. ( 23 agosto 2008)
Articolo inserito il: 25 agosto 2008 - At: 00:51:09
Vazzano: Intitolazione della biblioteca civica
L'omaggio ad un grande divulgatore della cultura calabrese
di FRANCESCO LO DUCA
VAZZANO - È stato come un ritorno nella piazza del paese che gli ha dato i natali. A rendere il doveroso omaggio allo scrittore e giornalista Sharo Gambino, recentemente scomparso, erano presenti in molti: i vazzanesi residenti e non, la moglie Melina, i figli, i nipoti e le personalità istituzionali ospitate (nessuno di loro ha rinunciato all'invito). L'occasione per ricordare l'intensa attività letteraria e giornalistica di Sharo Gambino è stata, l'altra sera, la cerimonia di intitolazione alla sua memoria della biblioteca civica comunale. Gli interventi dei relatori sono stati coordinati dal direttore del Sistema bibliotecario vibonese, Gilberto Floriani. Il sindaco, Antonino Mirenzi e l'assessore alle Politiche culturali, Angelo Grimaldi hanno fattogli onori di casa ai rappresentanti delle istituzioni della Provincia e della Regione. L'evento di Vazzano rientrava nell'ambito del programma “I suoni della notte di San Lorenzo”, previsto dall'amministrazione provinciale di Vibo Valentia. Nel corso della cerimonia è stato anche presentato “Briganti in Calabria”, l'ultimo lavoro bibliografico di Sharo Gambino. Quello del brigantaggio calabrese del decennio napoleonico è stato un fenomeno storico particolarmente caro allo scrittore. Nel 1981 pubblicava “Vizzarro”, un romanzo storico attorno alla figura di Francesco Moscato, detto appunto “u Vizzarru”, brigante di Vazzano di cui Gambino ha raccontato oltre agli aspetti storici la similitudine umana e personale. «Del Vizzaro - ha scritto Gambino -, come me nato in quel lindo e solare paese che si chiama Vazzano, mi raccontava quand'ero bambino nonna Teresa, con la voce tremula, ma senza vedermi, un incidente l'aveva privata del bene della vista. L'immaginato brigante si fece poi per me immagine reale su un palcoscenico approntato in piazza…». Nel 2003, Antonio Panzanella ha curato una versione teatrale del “Vizzarro” di Gambino, interpretata dagli attori Ugo Pagliai e Paola Gasman. Negli interventi della serata il sindaco e l'assessore alla cultura di Vazzano, hanno messo in risalto l'umanità e l'impegno di Sharo Gambino a «promuovere e divulgare la cultura». ...continua
Lunedì 11 agosto 2008 Fonte: il Quotidiano della Calabria
Articolo inserito il: 11 agosto 2008 - At: 20:12:43
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Una buona estate a tutti in quel di Dasà e dintorni.
Firmato: 15 agosto 2008 09:53:22
Inviato da:
mimmo
Le iscrizioni al forum, al momento, vanno al rilento, sarà l'estate che incombe e/o le idee che scarseggiano; eppure il salto qualitativo di questo nuovo forum, rispetto al precedente, è quasi innegabile. Al momento il sesso maschile continua ad essere parte maggioritaria fra gli iscritti. Fidelizzare l'utenza è sempre cosa primaria ed importante nei forum, come in tante altre attività; al tempo stesso, penso, che in un forum l'utenza sia parte fondamentale e protagonista e, sta ad ella esplicare questo protagonismo attraverso gli scritti postati e l'indirizzo argomentativo scelto.
saluti mimc
Firmato: 29 giugno 2008 11:56:04
Inviato da:
Admin
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