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avere notizie piu' recenti di dasa' e dintorni
chi è nel sito potrebbe fare un po' piu' di movimento con le notizie? un saluto a tutti da salvatore filardo
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Un monumento nel deserto

Un monumento è un’opera che rappresenta un sentimento collettivo. Si costruiscono di solito monumenti per parlare alle persone ed al tempo. Spesso sono realizzati per il passato, perché un ricordo diventi una permanenza nella memoria collettiva. Si realizzano anche monumenti per il presente, e avviene quando si vuole imporre una gerarchia sociale, un potere politico oppure quando alcuni valori diventano una realtà sociale, come quando si costruisce una chiesa, la casa comune dei fedeli, luogo di incontro e di preghiera ed insieme simbolo religioso. Spesso si realizzano monumenti per abitudine, ma non si realizzano monumenti del futuro perché ci è ignoto.
Ritorno a Dasà dopo un’assenza di un anno, la macchina sale per le curve ripide dopo il Ponte di Ferro e incontro ad accogliermi una enorme croce bianca, solitaria nel verde lucido e spento degli ulivi. Mi colpisce, é gigante: la torre indica qualcosa di grandioso eppure di solitario. Mi chiedo subito cosa sia successo di così straordinario per giustificare il monumento.
Arrivo in paese, ma la grande croce alle mie spalle é ancora presente nella mia immaginazione. Mi informo sull’accaduto ma non trovo particolari novità. Nessun santo, nessun miracolo ha cambiato le cose in questi mesi. In democrazia tutto rappresenta qualcosa e una costruzione di questa mole avrebbe dovuto coinvolgere molti cittadini. Le risposte che ricevo, invece, sono vaghe.
So che la torre è vicina al centro di solidarietà del "Salvatore", una bella esperienza che il parroco di Dasà Don Pietro porta avanti da alcuni anni, occasione di ritrovo per le famiglie e per gli indigenti dei paesi circostanti di cui mi sono sempre compiaciuto, sita in un posto splendido, tra i miei più amati da quando era meta delle passeggiate sulle spalle di mio nonno.
Vado a visitare la località come avevo fatto lo scorso anno: le strade adesso sono più ampie e si prevedono parcheggi.
Ci sono nuove opere di cemento armato e c’è ancora la piccola casetta che conoscevo ma il luogo ha perso il suo carattere naturale e nascosto. La strada scende verso la grande croce che si innalza sulla collina e alle spianate ai suoi piedi. La vista sulla valle è magnifica ma il dubbio sulla croce che é alta come un palazzo di nove piani rimane, mentre dietro di se la piccola costruzione per gli incontri è rimasta, ma sembra fuori luogo. Mi chiedo: perché un simbolo così intimo come la croce è diventato così grande? Ha bisogno la chiesa e la fede di una tale prepotenza in questo territorio?
La stessa sera andiamo a visitare con amici il presepe di Ionadi realizzato lungo un percorso tra il paese vecchio e la grotta poco lontana: per la Natività tanta gente attraversa le strade tra le capanne dove sono inscenati i mestieri di un tempo. Sulla strada del ritorno, dall’alto della piana di Sant’Angelo, è proprio impossibile non rivedere la grande croce, illuminata e chiarissima nell’oscurità, più forte di tutte le luci dei paesi alle sue spalle. Mi chiedo allora di nuovo il senso di questa opera senza trovarlo. Al confronto, il nero dei boschi da cui si irradia si fa più nero, come se queste terre dalla storia millenaria avessero bisogno di essere benedette, come se fossero ritornate deserto. Forse non siamo più cristiani. Questa invadenza mi accompagna fino in paese e mi disturba.
Non so, naturalmente, come la pensino a riguardo gli abitanti di Dasà, Arena, Acquaro, Gerocarne, Ciano e tutti quelli che, verso Serra, si affacciano verso Vibo e verso la grande croce. L’opera è ormai realizzata e di giorno sarà sicuramente di grande richiamo. Di notte però, quando questa croce diventa assoluta e assurda, mi piacerebbe che, dopo questi primi mesi dall'inaugurazione, ritornasse l’oscurità della notte e del bosco a lasciarci la libertà del dubbio della fede. Così com’è appare, la croce é un segno di disperata speranza, che come noto non porta buone cose.
Avanzo cortesemente la proposta a chi ne ha promosso la realizzazione di spegnere i fari che la illuminano ogni notte. La visibilità del monumento nelle ore diurne fatte per vedere e la sua mole grandiosa dovrebbero bastare. Peraltro, nessun miracolo si è ancora realizzato, nessun santo ha calcato queste strade che tutto sono tranne che deserto perché si imponga questa veglia ininterrotta sul simbolo della fede. Il centro di solidarietà del Salvatore alle sue spalle, poi, è sicuramente una sincera iniziativa di solidarietà e di fratellanza che ci perderebbe davvero ad essere già monumentalizzata. Gli abitanti di questi paesi, infine, saranno senza dubbio ancora cristiani e uomini liberi di scegliere la propria fede.

Invito chiunque ad utilizzare lo spazio che questo forum libero mette a disposizione a rispondere e a collaborare in caso lo ritenga con la propria firma. Saluto tutti e vi auguro buon anno, Antonello Scopacasa Dasà, 28.12.2006


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Due Sudoku al Giorno
Due giochi sudoku per appassionati da stampare e cercare di risolvere Sudoku online. Il giorno dopo la pubblicazione degli schemi saranno disponibili le soluzioni. Buon rompicapo!
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E' tempo di svoltare!
Ho appena realizzato che per non essere sempre l'ultima ruota del carro bisogna rimboccarsi le maniche e da darsi da fare... Gli arenesi sono sempre stati più coesi di noi... Ad Acquaro si stanno muovendo sempre meglio, tant'è che organizzano fin da ora una festa per gli emigrati che ha preso il via sul sito... Perchè noi non riusciamo a fare qualcosa tutti insieme... VERAMENTE TUTTI INSIEME? L'idea è folle: una giornata, una sola, in cui riunirsi per incontrarsi, parlare, confrontarsi, bere, mangiare scherzare e far baldoria! Senza bandiere e senza divisioni. Ce la faremo per una sola volta?!? Una sola volta... e magari potrà fare da fondamento per qualcosa di nuovo... UNITED WE STAND, DIVIDED WE FALL! Dasavùati di tutto il mondo, UNITEVI!!! http://dasavuati.blogspot.com
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