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Se il libro non affascina i giovani - martedì 25 ottobre 2005 at 18:46

Inchiesta del Grinzane Cavour: il 77% semplicemente "non ha accesso" alle pubblicazioni e solo il 12% alla fine decide per l'acquisto di volume

"Quando leggo è solo per dovere"
Se il libro non affascina i giovani
"

di VERA SCHIAVAZZI

Sophie Kinsella, col suo ultimo 'La regina della casa', Mondadori) e il 'Diario del Che in Bolivià (Feltrinelli, un evergreen da poco ripubblicato con la copertina originale in occasione dei cinquant'anni della casa editrice). I libri-gadget di Giulio Cesare Giacobbe e i samizdat di successo come 'Tre metri sopra il cielo'. Ma anche autori esordienti che diventano rapidamente un cult, come Andrea Bajani e il suo piccolo romanzo a base di lettere di licenziamento, 'Cordiali saluti' (Einaudi). E, naturalmente, gli americani, autori che possono contare su un bacino di pubblico lontanissimo dai dati europei e su una macchina comunicativa potente ed efficace, come Bret Easton Ellis, diventato negli anni Ottanta l'icona vivente di una narrativa "cinica, sporca e cattiva" e trasformato in argomento per decine di testi di laurea nelle università italiane.

Oggi Easton Ellis è a Torino, all'Università: per incontrarlo, gli allievi dell'americanista Barbara Lanati si preparano da giorni, e non è un caso se Einaudi, la sua casa editrice, ha scelto proprio la sede delle facoltà umanistiche per fargli incontrare il suo pubblico. "Ho incontrato questo autore addirittura alle medie, in un'antologia - racconta Maurizio Tozzini - Il brano era tratto da 'Meno di zero', poi ho letto 'American Psycho', poi gli ho dedicato la mia tesi di laurea. Oggi frequento il master della 'Scuola Holden' (la scuola di scrittura torinese fondata da Alessandro Baricco, ndr), un ottimo parcheggio per chi, come me, non ha ancora le idee chiare su che cosa fare. Che cosa significa per me Bret Easton Ellis? Lo scrittore che meglio di ogni altro ha raccontato i sogni proibiti del maschio occidentale".
Ma Tozzini tenta anche un'analisi più generale: "Io ho amato 'La nausea' di Sartre, Baricco, soprattutto quello di 'City', Erri De Luca, ora Houllebecq. Ma se mi guardo intorno vedo molti acquisti post-adolescenziali, dalla Kinsella a Bridget Jones. Se amo un libro lo faccio comprare agli amici, ma non sono così convinto che tra i miei coetanei funzioni il 'passaparola', piuttosto una sorta di moda alimentata da tanti elementi diversi".

I dati non sono confortanti: tra i 12 e i 18 anni (fonti: Premio Grinzane Cavour, Osservatorio sulla lettura), il 77% dei ragazzini semplicemente "non ha accesso" a libri, ovvero non ne trova in casa, non frequenta una biblioteca e legge, 'per dovere', ciò che viene proposto/imposto dai programmi scolastici. Il 43% si fa consigliare 'dagli amici', il 12% alla fine decide per l'acquisto di un libro. Non è un caso, quindi, se le politiche editoriali rivolte a questa fascia di età privilegiano l'acquisto di diritti americani, come la nuova serie firmata da Ann Brashares e imperniata sulle avventure di 'Quattro amiche e un paio di jeans' (Fabbri Editori).
Ma dopo i diciotto, vent'anni, le tracce si perdono. "A leggere, in Italia, sono soprattutto le donne - spiega Walter Barberis, direttore Einaudi -. E il pubblico delle università non fa eccezione: sono loro che studiano, e gli editori lo sanno. Non ho mai sentito parlare delle qualità necessarie ad un libro per farsi leggere da un pubblico maschile, molto spesso invece di quelle indispensabili ad attirate le lettrici. E anche i principali successi di questi anni, da McEwan ad Auster, fino a Faber e Franzen, li hanno decretati soprattutto loro. Mentre alcune tra le migliori 'rivelazioni', come Fred Vargas in Francia, per il noir con 'succo' letterario, sono a loro volta donne".

Anche i due titoli e mezzo che ogni universitario legge ogni anno al di fuori dei programmi d'esame sono distribuiti in modo ineguale lungo l'Italia: a Torino e Bologna, ad esempio, prestiti e acquisti del sistema comunale di biblioteche sono influenzati intorno al 30% dalle letture degli under-trenta, ma al Sud non ci sono dati su questo pubblico. Case come la stessa Einaudi, ma anche Minimum Fax (oggi una delle più sensibili agli umori del mercato giovanile) o Marcos y Marcos hanno creato collane ad hoc, e il sistema delle biblioteche ha risposto. Corsi di alfabetizzazione, di blog e si scrittura multimediale completano il quadro. L'obiettivo di far diventare il libro un 'oggetto d'uso comune' è ancora lontano. Oggi però tutti in coda per Bret il cattivissimo.
(24 ottobre 2005)

Fonte: La Repubblica Online









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