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Il vero e preminente problema di questo Paese - mercoledì 7 maggio 2003 at 10:20
LA LETTERA - Dal Corriere della Sera del 7 maggio 2003
Il vero e preminente problema di questo Paese
di Silvio Berlusconi*

Con il suo consueto garbo, e criticandomi com'è giusto senza incertezze e sul filo della sua libera opinione, Piero Ostellino mi rimprovera disattenzione per l'etica della responsabilità. Agendo come agisco per il ripristino della Costituzione del '48, nel testo varato dai padri costituenti, dell'articolo sulle immunità parlamentari, io non terrei conto delle conseguenze delle mie azioni (questo è poi il succo dell'etica responsabile). Altri commentatori meno sorvegliati, su giornali meno autorevoli del Suo, mi hanno perfino accusato di voler «governare contro l'opposizione», il che naturalmente è alquanto bizzarro in qualunque democrazia, tanto più in una democrazia maggioritaria come la nostra. Il dialogo, che auspico solo e soltanto quando non preveda diritti di veto e di paralisi del Paese, si fa tra parti parlamentari opposte, e la decisione è di responsabilità, anche sul piano etico, di chi ha la maggioranza, cioè il mandato degli elettori a governare nel più assoluto rispetto delle regole. Se un premier non potesse governare «contro l'opposizione», specie una opposizione irragionevole, non avrebbe più senso andare a votare per contare maggioranze e minoranze.

Ma torniamo all'editoriale del dottor Ostellino. La sua tesi è esposta con stile, ripeto, ma è vero esattamente il contrario. E' in nome non dei miei presunti interessi personali, ma di quelli del Paese, che agisco come agisco in tema di immunità parlamentari e di ritorno alla Costituzione, dieci anni dopo la frettolosa abrogazione del contenuto più importante dell'articolo 68. Per fare un esempio che non mi riguarda: se dieci anni fa non fosse stato messo sotto accusa quell'articolo costituzionale che faceva barriera contro il sospetto di persecuzione a scopi politici, a colpi di demagogia e di monetine, avremmo evitato alcune conseguenze.

Prima conseguenza, la scomparsa traumatica e in forme non democratiche del partito di maggioranza relativa del Paese, la Dc. Seconda conseguenza, la gogna giudiziaria a cui è stato sottoposto in tutto il mondo, con l'inverosimile accusa di essere parte dell'associazione per delinquere di stampo mafioso rivoltagli temerariamente da magistrati che hanno dimostrato in varie forme la loro accesa politicizzazione, un uomo che era stato sette volte presidente del Consiglio dei ministri, il senatore a vita Giulio Andreotti.

Per fare invece un esempio di cui fui testimone diretto, insieme a milioni di italiani, è noto a tutti che il mio primo governo fu ribaltato con il contributo decisivo di una campagna giudiziaria sulle tangenti alla Guardia di Finanza, risolta infine, «a babbo morto» come dicono i toscani, da un'assoluzione per non aver commesso il fatto. Quando un potere tecnicamente irresponsabile, che dovrebbe obbedire soltanto alla legge, conduce investigazioni e processi e in pari tempo definisce la commissione Bicamerale per la riforma della Costituzione come «figlia del ricatto» (intervista al Suo giornale del dottor Gherardo Colombo, pm nel mio processo, e successiva conferma della sua collega dottoressa Ilda Boccassini su altro giornale), qualcosa di molto serio non funziona nell'equilibrio e nella divisione costituzionale dei poteri.

Dunque bisogna intervenire. Non per dare una mano al presidente del Consiglio a «passare l'esame» del semestre, ché a quello sono in grado di pensarci da solo, ma per restituire a tutto il Parlamento il suo primato costituzionale e la sua vera centralità politica. Il ritorno alla Costituzione è dunque nell'interesse dell'Italia e degli elettori, non nel mio personale interesse. Ben venga il primo passo del «lodo Maccanico», definito con sapida malizia «lodo Chirac» su un autorevole quotidiano finanziario, ma sapendo che bisogna chiudere con il ripristino della Costituzione quel che si iniziò, dieci anni fa, con la sua manomissione in «tempi da lupi».

*presidente del Consiglio
7 maggio 2003

Fonte: Corriere della Sera online

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