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Convergenza raggiunta su Carlo Petrini - martedì 15 luglio 2008 at 23:21

Convergenza raggiunta a cena fra relatore e controrelatore sulla figura di Carlo Petrini

di Domenico Capano

Torino - Sono le ore 17,40 dell’otto luglio 2008 quando, nella sala lauree della facoltà di Scienze Politiche di Torino – nello scenario di Palazzo Lionello Venturi – in via Giuseppe Verdi 25, il tredicesimo ed ultimo candidato della giornata, Romano Borrelli, inizia ad illustrare alla commissione di laurea, presieduta dal prof. Bruno Contini, la sua tesi intitolata: “Lo spirito e le circostanze di un’impresa culturale: l’Istituto storico di Bra”.

Per Borrelli, studente e lavoratore, è questa la sua laurea specialistica, che assieme ad una dimestichezza nel parlare in pubblico, acquisita durante le assemblee di fabbrica alla Denso di Poirino (dove ha lavorato per oltre dieci anni) e, alle riunioni del circolo Prc “Lenin” di Torino, fan sì che egli affronti la prova, in seduta di laurea, parlando a braccio della sua tesi, senza alcun ausilio di diapositive proiettate, ma con l’emozione – ugualmente presente – per il limitarsi del raggiungimento di un traguardo importante, a cui tiene tantissimo.

Un traguardo frutto d’enormi sacrifici, il cui lavoro finale dedica ad Elena (donna che ha lasciato tracce indelebili nella sua mente e nel suo cuore).

Nel pubblico, presente nella sala lauree, vi sono le persone a lui più care: la madre, il padre, il fratello Cosimo, i compagni del circolo Lenin, l’assessore all'istruzione del comune di Torino di Rifondazione Comunista Luigi Saragnese, il cugino Antonio Borrelli assieme alla sua compagna Vera, l’amico Domenico, la bibliotecaria Lucia, i colleghi ed esponenti della Fiom Denso di Poirino ed il rappresentante dell'Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino Luciano Boccalatte.

Dopo una breve introduzione di Borrelli, il colto Relatore prof. Giovanni Carpinelli (docente di storia contemporanea) interviene illustrando rapidamente il suo punto di vista sul contenuto della tesi e si sofferma, più che sull’Istituto storico di Bra, sulla figura di Carlo Petrini fondatore dell’Istituto Storico nonché fondatore e presidente di Slow Food International con sede a Bra e, di tantissime altre attività ad esse collegate.

(Carlo Petrini, è nato il 22 giugno del 1949 a Bra cittadina, di circa 29.000 abitanti, in provincia di Cuneo, da Maria Garombo e Giuseppe Petrini).

Con domande a raffica Carpinelli (“imitante il modello fast”) passa la parola al candidato che prontamente vi risponde.

Borrelli, nella sua presentazione parla di Petrini come: una grande figura carismatica ieri come oggi.

Carisma confermatogli, da tanti personaggi che han conosciuto Petrini, nelle interviste da egli effettuate a Bra ed in particolare dai professori braidesi, che lo hanno seguito sin da piccolo: quando era conosciuto col nomignolo di Carlin.
Cita, in relazione alle attività avviate dal Petrini, che: «Sicuramente nella società braidese, vi erano negli anni ‘70 le condizioni socio-culturali affinché potesse affermarsi una nuova imprenditorialità legata al mondo contadino, la quale attendeva un qualcuno che potesse coglierle. Questo qualcuno è stato Carlo Petrini avente – continua Borrelli – un’innata abilità intuitiva nel cogliere i fermenti esistenti nella società, se non addirittura di anticipare gli eventi medesimi. La sua grande idea, che nasce nel 1989, è lo Slow Food, con firma a Parigi del manifesto omonimo del giornalista Folco Portinari, quando pensa di contrapporre l’idea del Fast dominante negli anni ’80 con l’idea dello Slow. Le multinazionali: Fast, i piccoli contadini: Slow. Fast food come velocità, cibi scadenti, e distruzione del pianeta, Slow food come lentezza nel dare valore e significato al cibo, al ciclo alimentare ed alla preservazione dei gusti, delle tradizioni, della cultura contadina, e del pianeta: i contadini di un tempo conoscevano i metodi di lavorazione della terra, usavano sementi e concimi naturali e nel ciclo produttivo tutelavano l’ambiente».
Carpinelli: «E’ cambiato qualcosa nella vita di Petrini? È rimasto fedele alle idee della sua giovinezza o in una certa misura ne ha preso le distanze? »

Borrelli: «Petrini ha un’idea romantica della società braidese e del mondo contadino che un tempo esisteva e oggi non più …».

Carpinelli: «Vorrebbe restaurarlo questo mondo, ma adesso essendo diventato terziario, piccola e media impresa culturale, ma prevalentemente economica; è il nord est (del Piemonte possiamo dire) in una certa misura si è adeguato ad esso».

Borrelli: «Esatto, sicuramente si! Presa coscienza di ciò Petrini, da capo carismatico qual è, e da abile persona che ha sempre saputo cogliere in anticipo le evoluzioni dei tempi, riposiziona le sue idee inserendo nei suoi prodotti il concetto di cibo di qualità».

Carpinelli: «Che potremmo chiamare il “consumo raffinato”».

Borrelli: «Esatto!».

Borrelli, invitato dal prof. Carpinelli, parla dell’Istituto storico: «L’Istituto storico di Bra e dei braidesi è stato fondato da Petrini, ma che ha visto il coinvolgimento di alcune figure di spicco braidesi come la compianta Gina Lagorio ed il dott. Fabio Bailo attuale direttore. E’ prodotta dall’istituto storico una rivista locale chiamata “Bra , o della felicità” organo dell'Istituto Storico di Bra e dei braidesi medesimo, che si rivolge agli studiosi, ma anche, si rivolge alle persone semplici che sappiano raccontare di storia e storie…».

Carpinelli: «Che parte del bilancio, fra le attività complessive, rappresenta l’istituto storico? »

Borrelli: «L’Istituto storico rappresenta sicuramente meno dell’1% delle attività in cui è protagonista Carlo Petrini. La rivista, elemento cardine dell’Istituto storico, ha una tiratura molto limitata, che si aggira intorno alle mille copie, anche se è importante e avveniristico il suo contenuto».

Carpinelli: «Anche nella rivista troviamo il consumo raffinato?»

Borrelli. «Essendo mutata l’utenza in Bra anche gli scritti si rivolgono in parte a questo nuovo mondo del terziario …».

Slow food internazional oggi coinvolge circa 80 mila persone con rappresentanze in oltre 130 paesi del mondo. Il “consumo raffinato” braidese, implica anche un costo elevato e non alla portata di tutte le tasche, ma attraverso quei ricavi sono sovvenzionati tanti lavoratori che operano nei presìdi (progetti mirati sul territorio che hanno il fine di proteggere le piccole produzioni dal rischio estinzione, recuperare i mestieri e tecniche di lavorazione artigianali eccetera …) e che, se il loro numero aumenterà, nel tempo, i costi per i consumatori non possono che abbassarsi. Al tempo stesso troviamo una contraddizione poiché Petrini parla di una nuova agricoltura, che dovrebbe prendere il sopravvento, avente una dimensione legata al locale. Questo tipo di agricoltura attualmente, e non si capisce perché anche in futuro no, genera prodotti a costi elevati. È come se si cogliesse che, la globalizzazione capitalistica delle multinazionali è deleteria per la qualità del cibo, del gusto, della convivialità, e della natura, ma ad essa si contrapponga un modello di consumo, che può esser praticato soltanto dai ceti più abbienti; una nuova multinazionale non fast ma slow, che ha come fine ugualmente il profitto unito alla salvaguardia del pianeta che accettando le regole del capitale non può che difendere soltanto produzioni d’èlite e su piccola scala all’interno dei vari paesi in cui è diffusa.

Il controrelatore prof. Sergio Dalmasso palesemente ammiratore di Petrini, attuale consigliere regionale piemontese, esordisce dicendo: «Buongiorno a tutti, la tesi è un lavoro apparentemente locale avendo come tema centrale l’Istituto storico, ma che ha una valenza più larga; ho conosciuto Petrini, persona di formazione cattolica in parte, quaranta anni fa, quando in Bra vi erano dei fermenti politico culturali, della sinistra che oggi diremmo radicale, all’avanguardia. Petrini ha voluto mantenere le radici in Bra dove ha una grande popolarità locale oltre che una simpatia umana e personale. Aggiunge che: non era raro in quegli anni trovarsi a Bra con Franca Rame e Dario Fo od assistere ai concerti di Francesco Guccini.

Cita, inoltre, che: «a Bra venne realizzata da Carlo Petrini la prima radio libera europea: Radio Bra Onde Rosse».

L’emittente inizia a trasmettere nel 1975 . (Il nucleo fondatore dell’emittente faceva riferimento al Pdup Partito democratico di unità proletaria, già attivo in una cooperativa nata quattro anni prima ed intitolata ad un partigiano di Alba, il Circolo Leonardo Cocito. La radio era legata al periodico locale IN CAMPO ROSSO, nato nel 1974).

«Radio più volte chiusa dalla polizia e poi riaperta sull’onda di manifestazioni spontanee».
Dalmasso parla dei meriti e dei limiti della tesi, soffermandosi sul fatto che: «Il lavoro prodotto, e Romano lo sa, ha il merito di far prendere una piega per nulla localistica all’argomento trattato e, nutrite sono le fonti a cui ha attinto con abilità nel mettere assieme una mole non da poco di materiale studiato.

Inoltre per quanto riguarda, la formazione di Petrini: il lavoro contiene distinzione netta fra attività della prima giovinezza e attività attuali. Un limite può essere quello sommarli senza sintetizzarli fino in fondo».

Dalmasso: «Il processo non è terminato; è una realtà in continuo fermento; ultimamente è nata una rivista che si occupa di una zona accanto, per adesso trimestrale, chiamata Sinistra Tanaro.

La tesi ha avuto anche supporto in quanto il candidato ha parlato con l’ex sindaco democristiano di Bra e, con un’attuale assessore regionale di Bra. Se il candidato ha voglia può parlarci delle specificità di questa cittadina».

Borrelli: «E’ una cittadina dove l’associazionismo era ed è molto diffuso e, che grazie a Petrini acquista uno slancio universale, non dimentichiamo che qui vi è la sede di Slow Food International. Assieme ad una serie di iniziative come Terra Madre la cui terza edizione si svolgerà a Torino dal 23 al 27 ottobre 2008, in concomitanza con il Salone del Gusto. In Terra Madre si colgono queste peculiarità dei contadini che portano le loro merci direttamente dal consumatore».

Carpinelli: «Con tutto questo business, qualcuno lo ammira, qualcuno lo odia».

Dalmasso: «Questo fa parte della normalità per coloro che fanno carriera».

Borrelli: «I salesiani, da me intervistati, mi hanno confermato che lui fino ai trent’anni era sempre attaccato alla polemica politica, ma al tempo stesso l’esser leader è quello che caratterista il tratto dominante di questo personaggio».

Carpinelli: «Per concludere possiamo riuscire a capire da chi lui ha copiato, ma nessuno gli ha dato le cose che lui è riuscito a mettere assieme, vabbene Grazie».

Alle persone attente del pubblico è sembrato che il ruolo di relatore e controrelatore si fosse invertito e, questo per via di Petrini, che ha quasi soffocato il tema della tesi, anche se egli è presente in essa. Petrini irrompe “prepotentemente” anche qui; d’altronde come potrebbe essere il contrario, nel momento in cui è cronaca recente: sia la laurea ad honorem attribuitagli dalla facoltà di agraria dell’università di Palermo sia la chiamata del personaggio in cattedra alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali di Torino dove dovrebbe insegnare “sociologia dell'ambiente e del territorio” (che tante polemiche ha suscitato fra i docenti di Sociologia) sia l’essere considerato dal quotidiano inglese The Guardian come uno dei 50 uomini al mondo che potrebbe salvare il pianeta (unico italiano presente fra i 50).

Ci ritroviamo tutti quanti a cena in un locale all’aperto, a pochi passi dalla facoltà. Qui, in questa strada chiusa al traffico, il ritmo è decisamente slow.

L’assaggio delle tante portate di cibo locale sazia il nostro gusto e, l’atmosfera si fa convivialità come sostiene da anni Carlo Petrini. Si spezzano i ruoli istituzionali della seduta di laurea. Carpinelli si rivela essere persona semplice, dotato di una cultura immensa e, dialogante con tutti.

Mi fa capire che non ha nulla contro Petrini, ma che in seduta gli interessava indagare se Romano cogliesse tutti gli aspetti della personalità del soggetto e del contesto storico geografico in cui ha operato ed opera; quali sono i meriti riconosciutigli ed i demeriti addebitategli.

Dalmasso, persona squisita molto legata a Bra, sveste anch’egli i panni da controrelatore e, dopo aver ringraziato il relatore per aver avuto l’opportunità di interagire su questa tematica trattata nella tesi che gli sta molto a cuore, vuol cercare una sintesi unificante.

Avendo, Borrelli, introdotto durante la cena il nesso fra storia locale e presìdio, che ci devono mettere nell'ascolto attento rallentando il ritmo (slow) frenetico della società moderna onde poter recuperare gli elementi tradizionali, che traslato sul piano enogastronomico porta all'aver sì, fatto pagare i prodotti di più, ma anche aver contribuito a ridurre i costi sociali come l'inquinamento dovuto ai trasporti, e alcune malattie: concordano che il pensiero attuale di Petrini, a 59 anni, è sicuramente cambiato rispetto agli anni ’70. Oggi egli sostiene che non vi è bisogno di far viaggiare i prodotti alimentari in giro per il mondo in quanto con ciò si allunga la filiera allontanando produttore ed il consumatore e, dunque aumento dei costi; inoltre, diventa difficile, se non impossibile, stabilire la qualità dei prodotti. Questo ha come effetto: la distruzione dei prodotti naturali, e con essa la futura distruzione del pianeta, necessitando carburanti e prodotti chimici altamente tossici per tal tipo di produzione e distribuzione. E’ sicuramente un processo lungo da percorrere, ma come in tutte le cose, la capacità di Petrini consiste nell'anticipare il corso degli eventi, da buon politico qual è; e tutto ciò, è reso possibile, all’interno di Slow Food International, grazie alla trasversalità politica dei soggetti coinvolti.

Uno spigliato contadino – diremmo oggi noi – che colloquia al tempo stesso, su tematiche locali e globali, con semplici lavoratori della terra (braidesi e non) e con il principe Carlo d’Inghilterra.


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